Lettera di don Michele Giulio nel centenario della Parrocchia

PERSEVERANZA, VIRTU’ VINCENTE

Carissimi, sono stato a Maria Ausiliatrice in qualità di parroco dal 1975 al 1983.

Facendo affidamento alla memoria, tenterò di delineare situazioni passate, ma con valenza prospettica utile anche oggi.

Non credo di aver detto il mio “sì” al Superiore Salesiano, quel mattino dell’11 luglio 1975, e poi al Vescovo in stato di incoscienza. Ma l’essere trapiantato da una scuola ad una parrocchia mi sconcertava, facendomi sentire inadeguato e quindi con sufficienti argomenti da sottoporre al dialogo decisionale. Invece non ebbi scelta.

Questo non perché abbia trovato in Valdocco persone destinate ad amareggiarmi la vita, ma perché altro è vedere responsabilità e pesi a distanza, altro è portarli sulle proprie spalle.

Ai primi di settembre a Valdocco trovai l’eredità di don Gigi Ricchiardi, nel fervore del dopo Concilio, e la sua impronta di uomo scomodo, ma amato da molti, ed ora in procinto di partire per l’Ecuador.

Anni “caldi”, in cui gli influssi dell’onda di contestazione internazionale del ’68 si facevano via via più presenti, all’oratorio di via Salerno era nato un “Movimento Giovanile che stava maturando la coscienza dell’impegno politico nel mondo cattolico, dedicandosi alla militanza. Questa tendeva ad un sano ridimensionamento e con una presenza critica nella struttura dell’ambiente storicamente valido: ripensare le caratteristiche dell’oratorio di don Bosco, ma con la novità di voler diventare “ponte” tra la chiesa locale (parrocchia) ed il territorio (quartiere). Col fervore battagliero di intenti e le conseguenti iniziative, quel settore poteva dirsi ben presidiato… anche per la presenza della “vecchia guardia”.

Certamente sentivo il bisogno di capire quella nuova realtà nel suo naturale evolversi… in quegli “anni di piombo”, “quando i fatti di Vangelo sembravano più difficili del solito vivere”. Fu così che la mia attenzione si rivolse a “Giobbe”. La parabola della sofferenza e sotto l’aspetto operativo all’area caritativa.

In altre parole: in un mondo in cui la competizione continua ad essere il modo dominante di relazione tra le persone, sia nella politica, nello sport e nell’economia, un certo stile di Dio suggerisce la compassione: un  modo diverso di darci soddisfazione, offrendoci la possibilità di essere con gli altri quando e là dove soffrono.

L’attività dei gruppi delle “san Vincenzo” da parte dei confratelli e consorelle prediligeva la visita delle famiglie bisognose nell’ambito del territorio parrocchiale. Un servizio strategicamente sempre valido, per un mondo tendenzialmente stabile, che desidera un rapporto amicale. Ma si ritenne di privilegiare il “Centro di Ascolto” in parrocchia, dove un assistente sociale, in rete con l’analoga attività assistenziale civica del quartiere, è in grado di discernere con una indagine conoscitiva personalizzata le numerose richieste di aiuto nei campi più svariati del disagio: immigrazione, malattia, disoccupazione, anzianità, disabilità, disagi familiari, locazione… e di cercare soluzioni idonee e sostenibili. Questo metodo di intervento, in collegamento con l’Ufficio Pio e con anonimi sostenitori, avevano trovato nella “fiduciaria” di zona, la signorina Marisa Agù, una impareggiabile professionista. Le opere di misericordia corporale e spirituale le conosceva tutte dal di dentro, a volte con una sola necessità: il bisogno di aiuto davanti al prepotente o al ladro di turno…

La perseveranza è stata una virtù vincente. Certo non solo in quel settore di attività e certo non per merito mio.

Grazie!

Dio ricompensi tutti quelli che hanno dato con evangelica intenzione il loro contributo al bene di tanti.

Sac . Giulio Michele