Giubileo della Misericordia – Il pellegrinaggio e le porte Sante

apertura-porta-santa-webIn questa terza puntata del nostro cammino alla scoperta del Giubileo e delle sue caratteristiche principali, vogliamo concentrare la nostra attenzione sul significato del pellegrinaggio e dell’apertura delle Porte Sante, in particolare quelle aperte a Torino.
 
IL PELLEGRINAGGIO
Nella fede cristiana l’immagine e l’esperienza del cammino hanno un valore fondamentale. Fin dai primi secoli la Chiesa si presenta come popolo in cammino e in ogni epoca della storia abbiamo cristiani che si fanno pellegrini su piccoli e grandi cammini.
 
Allora qual è il senso del pellegrinaggio? Perché farsi pellegrini? Perché mettersi in cammino?
Innanzitutto farsi pellegrini ci mette alla scuola della parola di Dio che ci parla di un popolo in cammino; poi ci mette sulle orme di Gesù, che “passava per città e villaggi, camminando verso Gerusalemme”; ci mette sulle orme degli Apostoli in cammino fino ai confini della terra; sulle orme della tradizione della Chiesa che ha sempre accompagnato coloro che si mettono in cammino.
Alla sorgente dell’esperienza del pellegrinaggio c’è l’esperienza di Dio, della sua grazia: essa pervade ogni luogo, tuttavia alcuni posti ne hanno rivelato con maggior forza la presenza.
La molteplicità dei luoghi di pellegrinaggio ci dice che molte sono le strade e le occasioni per cercare e trovare Dio.
C’è poi una ricerca di senso, di identità, che mette l’uomo in cammino: partire, lasciare, camminare per poter raggiungere una meta, aiuta il pellegrino a scoprire se stesso, la propria identità e vocazione.
Il pellegrinaggio è un cammino “penitenziale”: l’uomo ritrova un equilibrio con i propri pesi (fatiche, delusioni, peccati), impara a portarli e ad affidarli a colui che nel suo cammino ha portato la croce.
 
Ricordiamo e meditiamo le parole di Papa Francesco: “Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo. Il pellegrinaggio sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi”.
 
LE “PORTE SANTE” a TORINO
Sono oltre 1000 le “Porte Sante della Misericordia” aperte in questo Giubileo nelle 2989 diocesi del mondo: le Basiliche romane di San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura; il santuario del Divino Amore; le Basiliche di Terra Santa; le cattedrali di tutte le diocesi del mondo e alcuni santuari scelti dai singoli vescovi.
Per la prima volta nella storia dei Giubilei viene offerta la possibilità di aprire la Porta Santa –  chiamata anche “Porta della Misericordia” – anche nelle singole diocesi, in particolare nella Cattedrale o in una chiesa particolarmente significativa o in un Santuario di particolare importanza per i pellegrini, per permettere a coloro che non possono recarsi a Roma di attraversare la “Porta Santa” e celebrare così il Giubileo: passando attraverso di essa, “chiunque potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona, che dona speranza” (MV 3).
In Piemonte sono una cinquantina le “Porte Sante” aperte per il Giubileo della Misericordia; tre di queste si trovano a Torino. Mons. Nosiglia, nell’omelia che ha pronunciato in occasione dell’apertura di queste tre “Porte Sante”, ci aiuta a capirne il senso e il significato.
La prima “Porta Santa” si trova al DUOMO ed è stata aperta la domenica 13 dicembre 2015. Durante l’omelia, mons. Nosiglia ha messo in evidenza che “non è facile oggi riconoscerci peccatori sia perché siamo sempre portati a giustificare le nostre colpe, sia perché il peccato è visto solo come un male che si fa’ agli altri e non a se stessi”. E poi ha aggiunto: “Parlare di misericordia nel nostro tempo sembra un discorso ingenuo e poco realista di fronte a tanta gente che abusa del potere per arricchirsi, uccide in nome di Dio bestemmiandolo con gesti violenti che sono da Dio stesso severamente condannati, esercita senza patemi di coscienza la corruzione, ricerca il proprio interesse e la propria felicità a scapito dei poveri, ignorandone i diritti di giustizia ed equità. Ma è proprio per questo che la misericordia ci mostra una via alternativa che è quella di non illuderci di vincere questo male con la stessa moneta. Il male si vince facendo crescere il bene in noi e attorno a noi”.
La seconda “Porta Santa” è stata aperta domenica 20 dicembre 2015 al COTTOLENGO, luogo simbolo della sofferenza e dell’accoglienza.
Per l’arcivescovo passare la porta santa al Cottolengo significa “chiedere al Signore di usare misericordia verso di noi perché non lo amiamo abbastanza nei poveri in cui lui è vivo e presente come ci ha ricordato nel vangelo. Passare la Porta Santa al Cottolengo vuole esprimere il nostro impegno di passare da una vita chiusa nei nostri interessi e tornaconti personali alla gratuità di saperci mettere a servizio e a disposizione degli altri”. 
La terza e ultima porta è stata aperta il 31 gennaio 2016, festa di san Giovanni Bosco, nella cappella del carcere minorile “FERRANTE APORTI”.
Durante la Messa l’Arcivescovo nell’omelia, rivolgendosi ai ragazzi detenuti, ha detto che “Gesù sarà il vostro difensore se lo accogliete nei vostri cuori, se chiedete perdono e se vivete il tempo del carcere come un tempo di riscatto per riacquistare fiducia. L’Anno della Misericordia infatti è un anno per cambiare: il sentirsi perdonati cambia il nostro cuore”.